Gioia del colle (ba). lavori di restauro della chiesa di s. antonio

Chiesa e Convento di San Francesco. Le fonti storiche confermano che il monastero fu eretto proprio nel XIII secolo nel sito prescelto da san Francesco. La prima testimonianza, relativa al convento di Gioia del Colle, si trova in un lascito testamentario deldove si cita la chiesa di S. Francesco dei Frati Minori di Gioia del Colle. Tra le decorazioni floreali si distinguono due uccelli, una civetta la disgrazia a sinistra, e, probabilmente, un corvo il peccato a destra.

Il sepolcro fu smontato, probabilmente a seguito dei lavori di ampliamento della chiesa la lastra fu utilizzata come base di un altare. Sotto il profilo architettonico, il prospetto principale che si affaccia sulla piazza Plebiscito, presenta un disegno rigoroso e ben strutturato, non di notevole pregio ma gradevole, con qualche riferimento barocco, sicuramente disegnato e realizzato in loco da capimastri e manovalanze durante il Settecento.

La vita giornaliera del convento si svolgeva, quindi, al piano terra. Vi si trovavano sia gli ambienti di lavoro, sia quelli comuni: granaio, refettorio,cucina, stalla, cantina, ecc.

Il complesso monastico di S. Francesco si contraddistingue da altri conventi coevi, appartenenti allo stesso ordine, per lo sviluppo planimetrico fortemente irregolare. La chiesa presenta uno sviluppo planimetrico tipico settecentesco: navata unica ripartita in tre zone da quattro archi divisori trasversali di irrigidimento. La volta a botte lunettata della navata poggia sulle murature perimetrali caratterizzate da nicchie ad arco dove si trovano piccoli altari, tele, statue.

Il transetto ha la volta a cupola. La chiesa, contrariamente al convento, non fu depauperata degli arredi e delle decorazioni. Infatti al suo interno si custodiscono, ancora, con cura, tele ad olio che adornano gli altari laterali e la sagrestia. Essi costituiscono la cripta, scoperta dopo il terremoto del L'esplorazione ha evidenziato la presenza di una ambiente rettangolare con volte a botte, dal quale si diparte un corridoio che porta ad altri tre piccoli vani, tutti in asse con la zona superiore del coro e dell'altare maggiore.

Nel primo ambiente esplorato sono state costruite, in materiale tufaceo, sette tombe del tipo "a sedile", che servivano per la sepoltura di altrettanti frati conventuali.

Quotidiano on-line della città di Noci (Bari)

Articolo scritto dal Prof. Scaravaglione e L. La chiesa La chiesa presenta uno sviluppo planimetrico tipico settecentesco: navata unica ripartita in tre zone da quattro archi divisori trasversali di irrigidimento.News Feed Comments.

Agiografia Gli Atti del martirio di Santa Lucia Siracusail cosiddetto Codice Papadopulo, narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano.

La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era […]. Scrivi un Tuo Commento. Gli Atti del martirio di Santa Lucia Siracusail cosiddetto Codice Papadopulonarrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano.

La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Nella visione S. In quel tempo erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall'Imperatore Diocleziano.

Il processo che Lucia sostenne dinanzi all'Arconte Pascasio attesta la fede ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana. Minacciata di essere esposta tra le prostitute, Lucia rispose: Il corpo si contamina solo se l'anima acconsente. Lucia esce illesa da ogni tormento fino a quando, inginocchiatasi, viene decapitata. Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa. La sua iconografia vede spesso gli occhi accompagnati dal pugnale conficcato in gola.

Numerose sono le leggende sulla santa. Storicamente attestato, grazie anche ad una testimonianza scritta lasciataci da un testimone oculare, il can. La domenica 13 maggioa chiusura di un ottavario di preghiera per la cessazione della carestia, ottavario durante il quale il simulacro di S. Lucia era stato esposto alla pubblica venerazione presso l'altare maggiore della Cattedrale di Siracusa, una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa celebrata dal Vescovo Elia de' Rossi.

La popolazione tutta vide in quella nave la risposta data da Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte. E' considerata dai devoti la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata nelle malattie degli occhi.

Scritto a Bari nel nostro Palazzo Arcivescovile, il giorno 15 del mese di Luglio del La Confraternita il ottiene la concessione di un suolo al Camposanto per costruirvi dei loculi per i suoi confratelli. Sono ammessi alla Confraternita sia uomini che donne. La Chiesa di S. L'Arcivescovo di Bari, Mons. A quella data a Gioia vi era una chiesa di S. Lucia dei Greci. Lucia porta alla stazione ferroviaria. Della vecchia Cappella oggi non restano che le fondazioni sulle quali sono stati costruiti gli ambienti della casa canonica e una piccola statua in pietra raffigurante S.

Lucia per ottenere un concorso del Comune nelle spese di costruzione della Chiesa.

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I Decurioni deliberano un contributo di L. Nel il Comune provvede a riparare il piazzale di S. Lucia, a causa del degrado in cui versava. Alla morte del Passiatore subentra, il 26 lugliodon Paolo Meliota.

A lui si deve la costruzione dell'oratorio, di una palestra e di una sala cinematografica, su suolo donato alla chiesa.

gioia del colle (ba). lavori di restauro della chiesa di s. antonio

Lucia, per i primi interventi di restauro della Chiesa. L'apertura definitiva della Chiesa, con la consacrazione della stessa e dell'altare si tiene il 27 dicembre con la partecipazione di S. Lucia gode di donazioni lasciate da illustri e pii parrocchiani, tra cui la signora N. Annetta Savino e dal signor Paolo Miraglino. Da ammirare il prezioso portale in legno con due battenti, opera dell'intagliatore gioiese Giuseppe Vinci.

Missioni predicate dai P.Per un progetto che va in porto, un altro viene avviato, quanto basta per mettere sotto i riflettori la nostra piccola chiesa, diventata in questi ultimi anni un cuore pulsante di iniziative.

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Rosario, ora guidato dal giovane presidente Francesco Tuseo-Ferrer. Lavori che saranno presentati a margine di una cerimonia ufficiale, durante la quale daremo lustro, come giusto che sia, a coloro i quali ci hanno sostenuto per rendere fattibile questo progetto. Angela Rossi, socio del sodalizio rotariano. Rosario — chiosa il presidente pro tempore del Rotary Club Acquaviva-Gioia — che ho fatto subito mia e che ho partecipato prontamente al consiglio direttivo del mio Club. Marzio Pastore, al Consiglio direttivo e tutti i soci del Club, per aver accolto la nostra richiesta.

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Schianto sulla A muore un camionista gioiese. Imprenditore gioiese arrestato dai carabinieri per sfruttamento del lavoro.Voce principale: Gioia del Colle.

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Esso consisteva di un recinto fortificato di forma rettangolare in pietra calcarea. Il Castello aveva la funzione principale di dare riparo alla popolazione in occasione di scorrerie di genti nemiche.

In tal modo l'edificio assunse una struttura grossomodo quadrangolare, con cortile interno e quattro torri angolari, tipica dei castelli federiciani. Da alcune cronache e testimonianze, seppure posteriori, sembra, tuttavia, che il puer apuliae amasse risiedere nel Castello di Gioia per le sue battute di caccia nei boschi della Silva Regia. Nel corso di questi secoli il Castello fu gradualmente trasformato da costruzione militare a dimora residenziale ed adattato alle nuove esigenze abitative, avendo perso ogni importanza militare e civile, pur mantenendo il suo impianto strutturale.

Per un breve periodo, inoltre, il Castello ha ospitato la Biblioteca comunale don Vincenzo Angelillo. Il Castello consta di un cortile interno attorno al quale sorgono gli ambienti, organizzati in due piani. Riferimenti a queste torri sono contenuti negli scritti di Honofrio Tangho del e di Gennaro Pinto del L'opera federiciana si presenta infatti ecletticamente ricca di apporti diversi, tipica della tendenza dell'Imperatore di affiancare stili molto differenti tra di loro, con un particolare riguardo all' architettura islamica.

Questo procedimento architettonico, di valore esclusivamente decorativo, si evidenzia nelle bianche cornici calcaree a bugnato lungo gli spigoli delle torri e nelle originali aperture esterne sulla facciata delle cortine e delle torri. Numerose monofore, bifore, una trifora quest'ultima risalente al restauro del Pantaleo del e feritoie si aprono in maniera disordinata sulle cortine e sulle torri, confermando le diverse fasi costruttive.

Entrambi sono sormontati da una corona di bugnato a raggiera. Caditoie a due canne incombono al di sopra degli ingressi. La scalinata presenta dei bassorilievi rappresentanti animali e scene di caccia.

Al centro del cortile si trova un pozzo cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Le cortine interne sui lati nord ed est del cortile sono state ricostruite. Queste ultime sale presentano le esposizioni del Museo archeologico nazionale di Gioia del Colleche raccoglie i reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati nelle aree di Monte Sannace e Santo Mola. Dalla scalinata monumentale del cortile si sale al primo piano, dove sono presenti altri locali, a cominciare dalla Sala del trono.

In fondo a questa si trova un trono in pietra, costruito nel corso del restauro delcon frammenti scultorei recuperati nel Castello in seguito alle demolizioni.

Un fregio a bassorilievo costituito da una serie di falchi disposti di profilo a coppie e interrotti da croci decora lo schienale del trono. Nella sala sono presenti un camino e vari sedili in pietra, anch'essi risalenti al restauro del Pantaleo. Dalla Sala del Trono si accede alla Sala del Camino, cosiddetta per la presenza di un elegante camino rinascimentale. La sala, illuminata da una bella trifora, ricostruita dal Pantaleo in luogo di una grande finestra originaria, era probabilmente adibita a sala da pranzo della corte.Voce principale: Gioia del Colle.

Esso consisteva di un recinto fortificato di forma rettangolare in pietra calcarea. Il Castello aveva la funzione principale di dare riparo alla popolazione in occasione di scorrerie di genti nemiche.

In tal modo l'edificio assunse una struttura grossomodo quadrangolare, con cortile interno e quattro torri angolari, tipica dei castelli federiciani. Da alcune cronache e testimonianze, seppure posteriori, sembra, tuttavia, che il puer apuliae amasse risiedere nel Castello di Gioia per le sue battute di caccia nei boschi della Silva Regia.

Nel corso di questi secoli il Castello fu gradualmente trasformato da costruzione militare a dimora residenziale ed adattato alle nuove esigenze abitative, avendo perso ogni importanza militare e civile, pur mantenendo il suo impianto strutturale. Per un breve periodo, inoltre, il Castello ha ospitato la Biblioteca comunale don Vincenzo Angelillo.

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Il Castello consta di un cortile interno attorno al quale sorgono gli ambienti, organizzati in due piani. Riferimenti a queste torri sono contenuti negli scritti di Honofrio Tangho del e di Gennaro Pinto del L'opera federiciana si presenta infatti ecletticamente ricca di apporti diversi, tipica della tendenza dell'Imperatore di affiancare stili molto differenti tra di loro, con un particolare riguardo all' architettura islamica.

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Questo procedimento architettonico, di valore esclusivamente decorativo, si evidenzia nelle bianche cornici calcaree a bugnato lungo gli spigoli delle torri e nelle originali aperture esterne sulla facciata delle cortine e delle torri.

Numerose monofore, bifore, una trifora quest'ultima risalente al restauro del Pantaleo del e feritoie si aprono in maniera disordinata sulle cortine e sulle torri, confermando le diverse fasi costruttive.

San Domenico, dopo l’elettrificazione delle campane arriva il restauro di una tela del XVII secolo

Entrambi sono sormontati da una corona di bugnato a raggiera. Caditoie a due canne incombono al di sopra degli ingressi. La scalinata presenta dei bassorilievi rappresentanti animali e scene di caccia.

Al centro del cortile si trova un pozzo cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Le cortine interne sui lati nord ed est del cortile sono state ricostruite.

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Queste ultime sale presentano le esposizioni del Museo archeologico nazionale di Gioia del Colleche raccoglie i reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati nelle aree di Monte Sannace e Santo Mola. Dalla scalinata monumentale del cortile si sale al primo piano, dove sono presenti altri locali, a cominciare dalla Sala del trono. In fondo a questa si trova un trono in pietra, costruito nel corso del restauro delcon frammenti scultorei recuperati nel Castello in seguito alle demolizioni.

Un fregio a bassorilievo costituito da una serie di falchi disposti di profilo a coppie e interrotti da croci decora lo schienale del trono.

Nella sala sono presenti un camino e vari sedili in pietra, anch'essi risalenti al restauro del Pantaleo. Dalla Sala del Trono si accede alla Sala del Camino, cosiddetta per la presenza di un elegante camino rinascimentale.

La sala, illuminata da una bella trifora, ricostruita dal Pantaleo in luogo di una grande finestra originaria, era probabilmente adibita a sala da pranzo della corte. Una porta, sormontata da uno stemma araldico, conduce alla Sala del Gineceo, probabilmente ad uso della regina e delle cortigiane, che vi trascorrevano gran parte della giornata; una seconda porta, invece, conduce alla Torre De' Rossi.

Una porta sul lato ovest conduce alle scale interne verso i piani superiori della torre e quindi alla terrazza. Essa fu probabilmente realizzata nel XVI secolo. Secondo la leggenda tramandata da padre Bonaventura da Lama [1] e ripresa dallo storico Pantaleo, durante la gravidanza di Manfredi, Bianca Lancia fu imprigionata nelle segrete del castello di Gioia per un atto di adulterio, o per gelosia da parte di Federico II.

Secondo la Chronica di fra' Salimbene da Parma, invece, il matrimonio avvenne nelpoco prima della morte dell'imperatore. Dalla Sala del Gineceo, per mezzo di una scala, si accede a quella che probabilmente era la camera da letto dei reggenti del Castello, all'interno della cosiddetta Torre dell'Imperatrice, posta all'angolo sud-est del Castello. Il nome della torre rimanda a Bianca Lanciaamante di Federico II e madre di Manfredinato secondo una leggenda nelle segrete del Castello, dove l'Imperatrice fu rinchiusa con l'accusa di tradimento.

Gli ambienti della torre erano riservati alla famiglia. Ad essa erano destinati i servizi igienici ricavati in uno stanzino sul lato nord del locale, dotati di sbocco all'esterno.Visita il sito: www. L'Edilizia Spione ha sede a Trani.

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La Chiesa di S. La Confraternita di S. Scrivi un Tuo Commento. Lucia porta alla stazione ferroviaria. Della vecchia Cappella oggi non restano che le fondazioni sulle quali sono stati costruiti gli ambienti della casa canonica e una piccola statua in pietra raffigurante S. Lucia per ottenere un concorso del Comune nelle spese di costruzione della Chiesa.

I Decurioni deliberano un contributo di L. Nel il Comune provvede a riparare il piazzale di S. Lucia, a causa del degrado in cui versava. A causa degli ingenti costi sopportati, la Giunta comunale di Gioia il delibera di concedere al parroco un sussidio, per la costruzione della Chiesa di S. Lucia, di L. Alla morte del Passiatore subentra, il 26 lugliodon Paolo Meliota. A lui si deve la costruzione dell'oratorio, di una palestra e di una sala cinematografica.

Lucia, per i primi interventi di restauro della Chiesa. L'apertura definitiva della Chiesa, con la consacrazione della stessa e dell'altare si tiene il 27 dicembre con la partecipazione di S. Lucia gode di donazioni lasciate da illustri e pii parrocchiani, dtra cui la signora N. Annetta Savino e dal signor Paolo Miraglino. Da ammirare il prezioso portale in legno con due battenti, opera dell'intagliatore gioiese Giuseppe Vinci. Completa la facciata una Croce metallica sita sul lato destro, a ricordo delle S.


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